Trattandosi della parte conclusiva di un primo articolo, se non l’avete già visionato è consigliata la lettura di: “https://www.calisthenics.it/tendinite-calisthenics-prima-parte/ ” prima di proseguire.

Dopo aver analizzato quindi struttura e tipologie di danni tendinei, possiamo ora indagare più nello specifico:

I tendini sono sottoposti a enormi stress già nella vita di tutti i giorni, e questo porta a danni, pur a discapito della loro resistenza; le tendinopatie più diffuse, sono essenzialmente quelle correlate a compensi posturali e quelle connesse ai muscoli più “abusati”, quali quella achillea, bicipitale, rotulea, o della cuffia dei rotatori.

In ambito calistenico ovviamente, le più accusate sono a livello dei polsi, e le già citate bicipitale e alla cuffia dei rotatori.

Analizziamole brevemente:

La cuffia è composta da 4 muscoli (e rispettivi tendini), che sono sopraspinato, infraspinato,piccolo rotondo e sottoscapolare; concorre a mantenere l’omero nella cavità glenoidea della scapola, e continui sforzi di questa struttura possono determinare piccole o gravi lesioni, la più comune a livello del sopraspinato; è particolarmente a rischio in quei movimenti dove lo sforzo di assolvere al suo compito stabilizzatrice diventa enormemente gravoso, primo fra tutti la ambitissima “planche“.

cuffia rotatori

Immagine anatomica cuffia dei rotatori, sana a sx, infiammata a dx.

Nella bicipitale, si avvertono forti dolori alla spalla o al tendini di inserzione, con aumento del dolore sotto sforzo .

Nel caso del gomito, si parlerà di epicondilite (il famoso gomito del tennista), con dolore localizzato lungo il margine esterno del gomito, o lungo i muscoli epicondiloidei dell’avambraccio.

epicondilite

Localizzazione dolore in caso di Epicondilite

Altra tendinopatia frequente, specie in caso di planche con palmi aperti o semiaperti e peso che grava sul pollice, è quella del tensore lungo del pollice.

tenndinopatia

Tensore lungo del pollice e loco insorgenza tenosinovite.

 

Dopo averle brevemente visionate, perché il Calistenics, è uno sport con elevato rischio di insorgenza di queste patologie? Bisogna riuscire a entrare della richiesta tendinea degli esercizi della disciplina; si tenga presente che, tendini come il tedine d’achille, si sa che regge carichi sino a 8 volte il peso del corpo durante una semplice corsa; nel Calisthenics però, ci sono le troppo ambite skills; nella fretta di condizionare il corpo il più velocemente possibile per riuscire a eseguirle, ecco che si avrà trascurato lo sviluppo di un buon trofismo e l’adattamento della componente tendinea.

Andiamo così a chiedere al corpo di reggere un carico immane per molti giorni o mesi di fila, senza la giusta preparazione.

Fattore chiave, è L’INSUFFICIENTE TEMPO DI RECUPERO E RIPOSO , che, uniti alla scarsa vascolarizzazione tendinea, che già rallenta i processi di riparazione, porta al danno finale.

 

1 Come si diagnostica una tendinopatia?

La diagnosi può essere fatta solo da un medico, tramite accurata anamnesi dei sintomi, che spesso è sufficiente.

Ricordiamo che, nel caso di tendinosi o tendinopatie, non si è difronte solo a un processo infiammatorio a carico del peritenonio, ma a un vero e proprio danno meccanico, come irregolarità del profilo osseo e lacerazione parziale di fibre.

Utile al riconoscimento della patologia, può inoltre essere presente una tumefazione (aumento di volume dei tessuti) a livello della giunzione tendinea sull’osso, che provoca dolore se compressa; la sintomatologia generica inoltre, non pone di solito difficoltà diagnostica come detto, ma in caso si può procedere ad esami più approfonditi, con metodiche in grado di visualizzare i tessuti (generalmente ecografia o RMN) che possono evidenziare micro danni lungo il tessuto o in sede  inserzionale, calcificazioni isolate o lacerazioni vere e proprie.

2 Da cosa sono causate le tendinopatie? E come si presentano e degenerano?

Questi problemi, sono legati a variabili quali sesso, età, squilibri posturali e muscolari, sovrappeso e obesità, traumi in acuto o recessi, ma soprattutto, per quanto più concerne al mondo calistenico, errori di allenamento e tempi di recupero insufficienti e gesti atletici non convenzionali/fisiologici!

Se trascurate, le tendinopatie possono aggravarsi sino a risultare un disturbo invalidante, tanto nella performance, quanto nella vita di tutti i giorni; l’insorgenza è riconoscibile da un dolore graduale e localizzato, che tende a peggiorare sotto sforzo; ingannevolmente, può sembrare sparire/attenuarsi durante il riscaldamento/attività sportiva, ma si manifesta poi nuovamente e più intenso; occasionalmente, si può rilevare un caratteristico crepitio durante il movimento articolare; con la cronicizzazione del fenomeno, è l’insorgenza dell’infiammazione, i leucociti (globuli bianchi), attirano macrofagi e plasmacellule, col compito di rimuovere il tessuto danneggiato; ciò è disastroso per la normale organizzazione in parallelo di fibre collagene del tendine, poiché và incontro a modifiche degenerative della sua struttura, compromettendone l’efficacia e robustezza; paradossalmente, ciò molte volte determina una riduzione della sintomatologia dolorosa, e lascia convinti di poter tornare ad allenarsi duramente, quando in realtà la situazione è compromessa; altro sintomo spesso presente, è una riduzione del tono muscolare corrispondente; ciò, compromette ancora di più la stabilità del tendine; il sistema di distribuzione del carico nell’unità muscolo tendinea, è strettamente dipendente dalla tonicità corrispondente, se ridotta, il muscolo non protegge più il tendine dalle sollecitazioni in allungamento.

 

3 Come intervenire?

L’ideale, sarebbe gestire la tendinopatia/disturbo annesso, prima che avvenga la cronicizzazione del fenomeno, ovvero appena vi è l’insorgenza infiammatoria; questo perché, qualsiasi tipo di terapia riabilitativa-funzionale, sarebbe ridotta o inutile a causa dei microtraumi ripetuti.

Il primo consiglio pertanto, è un periodo di stop totale dagli sforzi, specie da quelli più sintomatologici del dolore. Se ancora in fase infiammatoria, questo di per sé può bastare a a far cessare l’infiammazione, ma la lunghezza del periodo di stop è variabile sino a parecchie settimane, a causa della scarsa vascolarizzazione tendinea che allunga i tempi di recupero.

Il riposo pertanto, è il miglior alleato della “guerra” contro le tendinopatie, in quanto processo naturale, non invasivo e spesso risolutivo, tranne in caso di lacerazione imponente; casi gravi andranno trattati solo ed esclusivamente dal medico, che di solito prescrive farmaci per alleviare l’infiammazione, quali FANS, e/o infiltrazioni di medicinali a basi di cortisone o acido ialuronico nei casi più gravi, sino all’intervento chirurgico.

lesione sovraspinoso

Intervento per lesione del tendine sovraspinoso.

 

Soggettivamente, ma dipende dal caso, suggerisco maggiormente il recupero funzionale attivo al riposo totale; non voglio complicare ulteriormente il discorso con troppi argomenti complessi, ma basti sapere che tramite i meccanismi tutt’ora oggetto di studio della meccanotrasduzione, l’applicazione di forze meccaniche esterne può produrre da parte dei fibroblasti una grossa quantità di ECM; l’ECM è un insieme di sostanze diverse che riesce a captare i vari tipi di stimolazioni meccaniche e trasformarle in abilità di tipo meccanico; nel nostro specifico, è fondamentale nella trasmissione delle tensioni e nel mantenimento dell’integrità di muscoli, tendini e ossa. In breve, i giusti stress meccanici, possono rimodellare le ECM per migliorare la risposta a esigenze biomeccaniche.

 4 Adattamento e performance agonistica:

Fondamentale è quindi, nel Calisthenics come in ogni sport, la programmazione dell’allenamento e la conoscenza di sé stessi; come prima spiegato, a causa dei molteplici fattori che determinano l’insorgenza o meno di queste patologie, vi sarà chi vi è più portato e chi no; gli esercizi più pericolosi in ambito calistenico, sono le isometrie a braccia tese, specie se infrangono il principio della linearità e portano forze lungo il tendine non parallele all’asse di quest’ultimo; esercizi concentrici e eccentrici, sono meno a rischio, in quanto vi è maggior correlazione fra stanchezza muscolare e stress tendineo, si tende a fermarsi prima e concedersi maggior tempo di recupero; con gli isometrici invece, difficilmente si avverte stanchezza muscolare e esaurimento, così si pensa di poter andare avanti a lungo, magari giorni di fila, senza rendersi conto che sono i più stressanti per i tendini.

Un buon programmatore quindi, alternerà l’uso dei vari tipi di contrazione al fine che risulti il meno pericolosa possibile per l’insorgenza di questi fenomeni; ovviamente, non c’è mai la certezza totale di evitarle, ma quasi.

Perché, come detto nell’articolo precedente, il tendine è un tessuto adattabile, metabolicamente attivo ; se sottoposto ai giusti stress e coi dovuti tempi di recupero, può inspessirsi, irrobustirsi, adattarsi all’attività richiesta senza andare incontro a traumi, similmente al tessuto muscolare.

A differenza di quest’ultimo però, lo fa molto più lentamente.

Ciò vuol dire che, anche quando vi sentite carichi da allenarvi alla morte, ma siete magari reduci da un giorno precedente di isometrie, buttatevi su altro o lasciate perdere proprio, perché non sono tanto i muscoli, quanto i tendini che NON potete sentire, che devono recuperare.

Saper scegliere il momento adatto quindi, diventa fondamentale.

Se siete particolarmente predisposti, potete prendere un maltese anche in sei mesi, magari allenandolo 4-5 volte a settimana, e state sicuri che riuscirete a farlo;  almeno finchè non vi infortunate..

Viceversa, potete prenderlo in anni magari; ma, seguire il processo fisiologico di adattamento, e padroneggiarlo poi in sicurezza.

Specie se siete dilettanti, il professionista magari ha la scusa temporale degli impegni di gara e di dover raggiungere quel determinato risultato in quel periodo, mettendo in conto che può farsi male, che magari è pagato per farlo; in tutti gli altri casi sicuramente metodo, programmazione, e costanza sono la migliore risposta.

A ognuno la scelta.

AVVERTENZE: le informazioni contenute in questo articolo non intendono sostituirsi in nessun modo a parere medico o di altri specialisti. L’autore declina ogni responsabilità di effetti o di conseguenze risultanti dall’uso di tali informazioni e dalla loro messa in pratica. L’allenamento con sovraccarichi può causare infortuni, si consiglia pertanto di prestare la massima attenzione e di eseguire esercizi e metodologie adatte al proprio livello di forma. Consultare il proprio medico di fiducia prima di intraprendere qualsiasi forma di attività fisica o regime alimentare.

Articolo a cura di:

Dott. Di Scienze Motorie Castelli Giorgio

Mail: giorgio.caste@hotmail.it

Pagina Fb: Science of Calisthenics – Giorgio Castelli

Immagini prese da:

http://www.mdmfisioterapia.it/wp-content/uploads/2016/06/cuffia-rotatori-2.jpg

http://www.benessere.com/salute/disturbi/epicondilite.htm

Lesione del sovraspinoso