Spesso, in digressioni di carattere calistenico, ci si imbatte nella parola “forza”, spesso usata impropriamente; ma che cos’è davvero la forza? E di quale stiamo parlando, forza Relativa, Massima, Resistente…

Pertanto, onde cercare di fare chiarezza, andremo man mano a analizzare i vari tipi di forza, partendo da quella più rara, sconosciuta, e per certi versi incredibile, la forza cosiddetta ISTERICA.

Tutti, bene o male, siamo a conoscenza delle enormi potenzialità insite nell’essere umano; fanno oramai parte dell’immaginario comune, eventi eccezionali come madri che liberano il figlio rimasto schiacciato sotto un’automobile, o situazioni in pericolo di vita, dove si compiono atti di forza all’ apparenza irreali.

Sul web, abbondano articoli con storie come quella di Angela Cavallo, che nel 1982 liberò il figlio imprigionato sotto una Chevy Impala da una tonnellata e mezza.

forza isterica articolo

Articolo riguardante la vicenda di Angela Cavallo

Ma quanto c’è di vero in queste storie? Leggende urbane? Giornalisti esagerati?

La base scientifica esiste, e l’argomento è estremamente affascinante; questa espressione di forza, è superiore alla forza massimale, e si chiama forza isterica.

Ma cos’è la forza isterica?

La forza isterica, è una condizione molto particolare, nella quale il corpo viene privato dei suoi freni inibitori, e può esprimere appieno il suo vero potenziale; questa condizione, solitamente, si può verificare solo in 3 condizioni; quando si è in pericolo di vita quando lo è una persona cara, e sotto effetto di ipnosi (n.b. non rilevata fonte attendibile).

Come si attua questo processo?

Gran parte del merito, è nel rilascio di adrenalina; l’enorme stress provocato dalle situazioni sopra citate, attiva l’istinto di sopravvivenza; l’amigdala, attraverso un percorso in parte chimico e in parte nervoso, spinge le ghiandole surrenali a secernere un’enorme quantitativo di adrenalina.

L’adrenalina, è un neurormone facente parte del gruppo delle catecolammine, che coinvolge sia il sistema nervoso che quello endocrino; gli effetti della sua somministrazione sono differenti da quelli ottenuti tramite la stimolazione diretta del sistema nervoso simpatico; come molecola, è nota da tempo, ma è pressoché impossibile ricreare le situazioni nelle quali sprigionerebbe il suo vero potenziale, cioè in casi di vita o morte.

In risposta al rilascio di questa molecola, molteplici fattori intervengono per moltiplicare le forze: il flusso di sangue viene deviato in parte da addome e sistema gastrointestinale e diretto a muscoli e cervello; le vie respiratorie si distendono e si dilatano per massimizzare la capacità respiratoria; dai depositi muscolari di glicogeno, si preleva e scinde glucosio per liberare ingenti quantità di energia subito disponibile; riflessi, tempi di reazione e velocità di contrazione muscolare, raggiungono efficienza altissima.

Persino il campo visivo, si focalizza, diminuendo la visione periferica, quasi come un binocolo, per minimizzare le distrazioni possibili.

Inoltre, normalmente, una persona non recluta mai tutte le unità motorie disponibili a livello muscolare; normalmente, si è in grado di reclutarne, circa il 60%. Un soggetto con molti anni di allenamento, come in pesistica, può arrivare a un buon 80% di capacità di reclutamento; in casi estremi, (olimpiadi per esempio), un atleta riesce grazie all’ eccitazione estrema data dalla situazione, dal pubblico, o dalla consapevolezza di un possibile record, a arrivare al 90%. Rimane sempre comunque, una parte di riserva, in quanto l’uso completo risulterebbe controproducente, poichè diviene troppo alto il rischio di stiramenti o strappi muscolari. Solo in casi estremi, il corpo mette da parte l’istinto di conservazione, in favore della sopravvivenza.

Tutto questo, è ciò che dice la fisiologia, dati assolutamente veritieri; ma bastano questi adattamenti a rendere possibili sforzi incredibili come quelli citati in partenza?

Prima di giungere a una conclusione, dobbiamo fare uno sforzo d’analisi biomeccanica ulteriore; i muscoli, non trasmettono energia direttamente al sistema scheletrico, ma devono farlo tramite tendini e legamenti; nel prossimo articolo, approfondiremo queste ultime questioni, e arriveremo alle necessarie conclusioni.

Articolo a cura di:

Dott. Di Scienze Motorie Castelli Giorgio

Mail: giorgio.caste@hotmail.it

Pagina Fb: Science of Calisthenics – Giorgio Castelli

Immagini prese dai seguenti siti:

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